Giorgio Agamben 

L’infanzia di Adamo

Non si comprende la concezione che la nostra cultura si fa dell’essere umano se non si ricorda che alla sua base sta un uomo senza infanzia: Adamo. Secondo la narrazione della Genesi, l’uomo che il Signore crea e pone nel giardino di Eden è un adulto, a cui Egli parla e dà dei comandi e per il quale crea una compagna perché non sia solo. E soltanto un adulto, e non certo un in-fante, poteva dare un nome a tutti gli animali del giardino.
Non stupisce che un essere senza infanzia non possa rimanere innocente e sia fatalmente destinato alla colpa e al peccato. Forse il pessimismo che condanna l’Occidente cristiano a rimandare sempre al futuro felicità e compimento proviene da questa singolare carenza, che fa di Adamo un essere costitutivamente privo d’infanzia. Ed è forse per questa mancanza più originale di ogni peccato che, da una parte, l’infanzia è per ciascuno di noi il luogo della nostalgia dell’impossibile felicità e, dall’altra, nell’organizzazione sociale, una condizione difettiva, che bisogna ad ogni costo disciplinare e ammaestrare. E se la psicanalisi vede nel bambino il soggetto nascosto di ogni nevrosi, ciò è forse proprio perché da qualche parte agisce in noi il paradigma adamitico di un uomo senza infanzia.
Ciò significa che la guarigione della malattia dell’Occidente – cioè di una cultura adulta che, reprimendo l’infanzia, finisce per condannarsi alla puerilità – sarà possibile solo se saremo capaci di restituire a Adamo la sua infanzia.

13 aprile 2026
 
Ho riportato questo post di Giorgio Agamben qui rintracciabile
 
Se l'infanzia non è considerata dall'Occidente il punto iniziale e quindi più importante dell'esistenza umana, punto intorno al quale l'essere umano dovrebbe fiorire, colui che è considerato il fondatore del Cristianesimo e quindi della cultura occidentale aveva un'altra opinione e tutti lo sappiamo.
Ecco una delle citazioni dai vangeli: "se non vi convertirete e non diventerete come i  bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18:3; Mc 10:15; Lc 18:17).
Ma cosa dice l'apostolo i cui scritti sono i più vicini temporalmente alla vita di Gesù? Ossia Paolo?
Esattamente l'opposto:  "Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino” (I Cor 13:11)...non comportatevi da bambini nei giudizi…comportatevi da uomini maturi” (I Cor. 14:20).

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